Un libro sui valori
Una buona intervista su un probabile buon libro (sottotitolo apparte).
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Cosa sono i valori e perché vanno “curati”?
E’ “valore” tutto ciò che ci aiuta a vivere, ad interpretare la realtà e a darle un senso. Affetti, relazioni, fede, natura, cultura, divertimento… Noi ricaviamo significato da tante cose ma, sotto la rete delle motivazioni di superficie, occorre che ci sia un valore fondamentale che riesca ad unificare gli altri, pena la fragilità della struttura mentale. Di fronte ad “esperienze limite” quali la sofferenza, la perdita di persone care, la malattia, la nostra morte… solo un valore primario, meglio se assoluto, riesce a salvaguardare la psiche dalla disperazione.
I valori cambiano o restano immutabili?
I valori, in quanto schemi di significato, sono connessi al contesto culturale. Cambiano col tipo di società e noi ci trasformiamo con essi, perché vi abitiamo dentro, come in un contenitore ideale. Così, ad esempio, l’uomo della società semplice sentiva molto i valori della famiglia, della parentela, del vicinato, della solidarietà, della tradizione, della religione, della cura dei vecchi e dei bambini… Tali valori trovavano la loro espressione in realtà simboliche quali il focolare, il tavolo da cucina, la chiesa, l’officina, il campo… La società complessa, invece, industriale e post-industriale, ha come valori di base, l’individuo, la libertà, l’autoaffermazione, l’uguaglianza fra i sessi, la rete amicale, il sapere scientifico, il divertimento, il rispetto per la natura e gli animali, un impasto teosofico personale che prende il posto della pratica religiosa di gruppo… I suoi simboli sono l’automobile, l’aereo, lo strumento elettronico, la città, il supermarket, lo stadio, la vacanza…
Può una persona vivere senza valori?
La mancanza di valori genera il “vuoto esistenziale”, una patologia della parte alta della mente, la cosiddetta “nevrosi noogena”. La salute mentale è condizionata dai valori. Da essi dipende, innanzitutto, l’autostima, cioè il misterioso congegno psichico che verifica, momento per momento, la valutazione che noi diamo di noi stessi e la considerazione sociale ottenuta dalla nostra persona. E’ accertato che la stima che abbiamo di noi è proporzionale ai valori che impersoniamo, sempre che tale percezione non sia emotivamente disturbata. Dai valori, inoltre, dipende il benessere interiore. L’eclissi dell’universo valoriale produce automaticamente un senso di disagio e di malessere, personale e sociale, che si manifesta in una sensazione di aridità, di nonsenso, di vuoto, di sospetto ed ostilità verso gli altri. E’ come se venisse meno la dimensione invisibile che ci contiene. Torna in mente una frase di Platone che mi ha sempre colpito: “Non c’è nulla di più reale dell’idea”. Dobbiamo convincerci che non solo il corpo si ammala ma anche la mente. Anzi, è essa il “grande occhio” che gestisce la complessità del sistema-uomo.
Nel libro lei prende in esame cinque valori. Come li presenta?
Analizzo i valori dell’amore, della libertà, del lavoro, dell’impegno politico, della fede. Li esamino da una prospettiva prismatica. Li sottopongo al grandangolo della psicologia, della sociologia, della filosofia. Di volta in volta, può prevalere l’una o l’atra angolazione ma esse interagiscono sempre. E’ la famosa “terra di mezzo” che dà vita alla “psicosofia”, ad un sapere che non è solo logica o scienza, cioè “logos”, ma anche “frònesis”, sapienza. La scienza è fatta per spiegare i “come” di superficie. Ma quando l’uomo ha “fame di senso”, quando si pone domande di profondità, allora invoca la sapienza. E questa è offerta dalle grandi filosofie e religioni. Anche Victor Frankl, il famoso psicanalista viennese, inventore della logoterapia, ha fatto ricorso alle risorse della tradizione filosofica.
Che differenza c’è tra l’individuo gratificato e l’individuo frustrato?
La persona gratificata realizza il “senso vitale”, cioè il sentimento di significatività, indispensabile per la salute psichica, in ciò che fa, attraverso l’esperienza ordinaria. La persona frustrata, invece, in mancanza del senso significativo di sé, mira ad ottenere gratificazioni psichiche attraverso la scorciatoia delle soddisfazioni artificiali: edonismo, sostanze chimiche, atteggiamenti di potenza, ricerca di emozioni violente… Ad esempio, se riesco ad assolvere i compiti scolastici o professionali, se il lavoro mi piace, se la mia vita ha un senso, se realizzo esperienze relazionali ed affettive abbastanza armoniche, se ho dato una risposta alle domande fondamentali, ecco che mi sento gratificato, in pace con me stesso e con gli altri. Se invece, sono demotivato sul lavoro, sterilmente conflittuale nel rapporto affettivo e sociale, se non mi accetto, se lo scacco di fronte alle difficoltà della vita diventa insostenibile per carenza di ancoramenti assoluti, ecco allora profilarsi la tentazione della gratificazione artificiale. Le droghe, la violenza, la sfida del rischio, il disprezzo della vita propria ed altrui, costituiscono la ricerca esasperata di emozioni forti per superare l’insopportabile senso di vuoto esistenziale.